La ricostruzione di quanto segue è stata fatta da Frappa in persona.
- Allora, facciamo un breve riassunto. Come è cominciata la mattinata?
- Stavamo a casa tua, Umberto era steso su quel materasso..
- Quale materasso?
- Ti ricordi che avevi un materasso dietro il cancelletto della porta?
- Cazzo il cancelletto della porta per non far entrare i ladri, che poi se lo chiudevi quando te ne andavi per qualche settimana, al rientro non riuscivi a riaprirlo! - Ecco, dietro c’era un materasso che puzzava di Acari, ma non di Acari normali, puzzava di Acari come se vivessimo in un mondo nel quale gli Acari sono grossi come Elefanti e soprattutto cacano come Elefanti
- E Umberto dormì sul cadavere del materasso in putrefazione
- Sì, e poi abbiamo passato la giornata a farci le canne sul letto
- Quelli sì che erano bei tempi, non c’era domani, non come ora che il domani esiste e sai per certo che fa cacare
Per dare un taglio a questa discussione inventata le cose andarono pressoché in questo modo:
Ci svegliammo a mezzogiorno, ci precipitammo di sotto, avevamo dormito vestiti, ma bisognava sbrigarsi a fare la spesa, il frigo faceva il rumore del gran canyon e a Tiburtina si doveva fare la spesa nelle ore pari. Perché? Semplicissimo, nelle ore dispari le file triplicavano gli anziani sono metodici scendono di casa alle nove, alle undici, alle cinque. Per andare alla posta, dal medico e al supermercato.
In quegli anni studiai affondo l’animale umano nella sua fase premorte e ragionai su tutta una serie di contromisure per rendere il meno traumatici possibile gli incontri nello spazio-tempo condiviso. C’è da dire però che alcune cose mi sono sfuggite, per esempio non ho mai capito quale fosse il meccanismo che innesta l’arrivo di un vecchio dietro la macchina quando innesti la retromarcia per uscire da un parcheggio, se qualcuno di voi ha la risposta prego di contattarmi via mail all’indirizzo che trova di fianco.
Ma torniamo a noi, era mezzogiorno, avevamo poco tempo, scendemmo, arraffammo, scappammo, risalimmo. Il programma non ammetteva deroghe, il pomeriggio doveva passare sul lettone della camera mia a fumare tutto il fumabile, alle ore sei sarebbe cominciato l’aperitivo bilanciatore. Con le canne funziona così, se fumi soltanto finisce che ti abbiocchi e dormi, se ci bevi sopra “il giusto” pareggi, se esageri col bere, poi, festeggi qualsiasi cosa. E “Festeggiammo qualsiasi cosa” fu.
Alle nove avevamo appuntamento a casa del Ginz, alle otto e cinquanta eravamo in macchina sulla tangenziale che cantavamo “Ballata per la mia piccola Iena” (sì, gli Afterhours vincevano a mani basse in quel periodo), che ricordi, il traffico, gli Ossidi di Carbonio, quelli di Azoto e quel sapore inconfondibilmente pastoso del particolato sulla lingua. Che bella che era Roma. E tre, e due, e uno, e driiin
- Oh, grandi!
- ..
- Già state finiti?
- Già? Mi sembra che ci siamo difesi benissimo nell’odierna giornata, siamo tutti e tre, no?
- Sì, me pare de sì
- Tutti vivi!
- Sembra di sì
- E andiamooo
domani la seconda parte dove verrà descritta l’operazione a naso aperto alle cacccole..
v.
puntate precedenti:
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