{ Lunedi Dicembre 12, 2011 at 10:19 }

Via Renato Simoni 60 - La ricetta del cazzodì


un’elaborazione computerizzata a metà. Mancano le macchina che trafficavano copiose attorno alla mia

- Ma non c’è l’acqua calda?
- No, però se apri quella fredda e tocchi i fili dello scaldabagno prendi la scossa
- Cazzo c’entra?
- Niente, ma Donato dice che è tranquillo
- Che?
- I fili rosso e blu che escono dallo scaldabagno e poi entrano nel muro in quel buco stuccato male. Ma poi, non ce l’hai una casa, vai a farti la doccia a casa tua, no?
- Giusto, mi ci porti?
- Muori o taci, fai te, non mi va di controllare

La sera prima era stata una di quelle serate anonime che cominciano in ritardo col mondo, un venerdì, dico per dire, poteva essere anche un martedì, un giovedì, o un cazzodì.

Io all’epoca lavoravo di sabato e domenica, frappa idem con patate, mentre Ginz e Umberto vivevano agiatamente alle spalle dei genitori. Da giovane ero un coglione, ho cominciato a lavorare presto, presto mi sono rotto il cazzo, decisamente prima di tutti quelli che ogni tanto mi dicono:  

- Ma no, ma come fa a non piacerti il tuo lavoro? Cioè, è il tuo lavoro!
- Teste di cazzo - rispondo con tono definitivo-, anche scopare otto ore al giorno per dieci anni sarebbe una merda, figuriamoci lavorare.

Ma torniamo indietro, a quel periodo della mia vità quando lavorare mi faceva cagare soltanto ad un livello basic, in quanto attività limitata nello spazio-rotturadicoglioni-tempo a sole 16 ore settimanali.

Quel cazzodì mattina, mi ero ritrovato con Frappa e Umberto in casa, uno aveva dormito nel letto, uno aveva dormito altrove, probabilmente sull’ampio pavimento smattonellato color “vissuto troppo”. La mia camera ospitava due pregiatissimi tappeti ikea da 19 euro ciascuno, uno blu e uno rosso. I due tappeti perdevano peli come fossero due gatti punk a pelo lungo. Fu così che in casa, oltre alle zolle di polvere generate dalla Tiburtina che ci scoreggiava dalle finestre, rotolavano queste creature bicolore che orgogliosamente producevo con quotidiana dedizione.

Quella mattina per un motivo che mi sfugge come una saponetta unta nel burro decidemmo di far visita al Ginz. Era bella la vita, quando si poteva ballare come topi, perché i genitori (di Ginz) lo avevano mollato in una casa piena di provviste da depredare che non dovevamo pagare!

Partimmo a mezzogiorno, arrivammo alle due. Non fu per il traffico, non fu per un incidente.

Una volta saliti in macchina, una volta scostate le lattine di birra, una volta inveito contro i vecchi che intralciavano la nostra vita in ogni singolo attimo che il loro creatore gli concedeva in più sulla terra, una volta imbeccata la tangenziale est direzione nord, una volta superata stazione tiburtina, un buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuptf attirò la nostra attenzione.

Macchina ferma, benza finita.

- Sei il più giovane, tocca a te immolarti, se vuoi portati frappa, io faccio la guardia alla macchina - dissi a Umberto

Eravamo fermi in mezzo alla tangenziale, faceva freddo, pioveva forte e il primo benzinaio era a piazza Bologna

- Con che cazzo la prendo la benzina?
- Stupiscimi, oppure chiedi al benzinaio di stupirti, in alternativa possiamo provare a vedere cosa succede a spingere una macchina sulla tangenziale.

Arrivammo a casa di D’Artagnan (Ginz all’epoca aveva i capelli come D’Artagnan), lui era ancora in pigiama, ci aprì protestando per il nostro ritardo, Umberto e Frappa lo abbracciarono fradici.

Ecco, tutto questo preambolo era per suggerire una ricetta gustosissima adatta al  giovane svogliato: la pasta con tonno e pancetta.

Prendete l’olio, giusto due cucchiai (in tv facevano sempre così) rosolate la pancetta a cubetti del supermercato sotto casa, l’aglio e un pochettinino di prezzemolo tritato (il prezzemolo è per i fighetti che vivono coi genitori, presente cosa succede a comprare il prezzemolo quando vivete da soli? E’ uno di quegli alimenti che diventano marci e puzzano di morto prima del secondo utilizzo). 

Pomodori verdi (anche rossi, pachino, ciliegini quel che cazzo vi pare) tagliati a pezzetti e il tonno sminuzzato, sale e poi cottura per 40 minuti. Il pranzo è pronto, il vino era bianco e il divano dopo pranzo era comodo.

v.

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